La disinvoltura con cui i Naza vengono “eliminati” ci ha sconvolti tutti. Eppure, questa è solo l’espressione più estrema e drammatica di un distacco dalla realtà che, nel nostro piccolo, viviamo quotidianamente.

Oggi, se i miei alunni devono inviare un messaggio “importante”, che sia alla loro crush o a una qualsiasi altra persona,  si preoccupano solo di scrivere un buon prompt. Con estrema facilità, affidano la loro comunicazione all’Intelligenza Artificiale. Un piccolo passo alla volta, noi umani abbiamo iniziato a pensare che “rimpicciolirci”, mettendo da parte le nostre competenze e le nostre emozioni, fosse la soluzione migliore. Lo facciamo per evitare errori, per non sentirci fallibili.

Ma quando deleghiamo all’AI la dichiarazione dei nostri sentimenti, ci spogliamo della nostra più intima personalità. Quell’unicità che avremmo donato all’altro, la stiamo concedendo a un software, pronto a ricreare un messaggio “socialmente accettato”, uno standard perfetto di dichiarazione d’amore. E la cosa peggiore è che a noi va bene così.

Quando in passato per dichiarare i nostri sentimenti prendevamo carta e penna, che bello era, fare la brutta e poi la bella copia. In quel momento avevamo la responsabilità morale e personale di ogni singola parola scritta, ed era una parola pregna della nostra umanità, imperfezioni comprese.

La domanda che mi è sorta spontanea dopo Naza è proprio legata a questo distacco: se invece di premere un tasto su uno schermo a chilometri di distanza, un militare avesse dovuto prendere un’arma e puntarla guardando negli occhi un bimbo che, felice, dice “papà, sei tornato”… avrebbe sparato lo stesso? Non avremo mai una risposta certa, ma sicuramente molti non avrebbero avuto quel barbaro coraggio. Il mezzo gli ha fa da scudo: elimina l’errore, ma elimina anche l’empatia.

Gli strumenti con i quali decidiamo di agire possono davvero semplificare moltissime azioni, ma dovremmo avere il coraggio di compierne molte altre prendendoci tutta la responsabilità che comportano. L’ossessione per la produttività e per l’infallibilità ci sta portando in una direzione disumana. Invece di usare l’AI come lo strumento straordinario che è, le stiamo permettendo di trasformare noi stessi in una sua estensione priva di anima.

La vera rivoluzione, oggi, non è generare il testo perfetto in tre secondi. La vera rivoluzione è avere il coraggio di essere autentici, vulnerabili e totalmente responsabili di ciò che comunichiamo, nel bene e nel male. L’empatia può fare più male dell’indifferenza ma ci rende umani e capaci di provare delle emozioni autentiche.

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