Nel 1784, il pittore svizzero Johann Heinrich Füssli decise di immortalare uno dei momenti più inquietanti della letteratura: Lady Macbeth sonnambula.
Nel quadro la vediamo con gli occhi sgranati, terrorizzata, in preda alle allucinazioni. Sta cercando disperatamente di lavare via dalle proprie mani una macchia di sangue immaginaria, mentre il medico e la dama di compagnia la osservano sconcertati dal buio. Füssli, maestro del Romanticismo oscuro, era un genio nel ritrarre gli incubi, la follia e le visioni oniriche.

Esattamente lo stesso tipo di allucinazioni che produce l’Intelligenza Artificiale quando le chiedi di generare un logo.
Quell’espressione di puro terrore cosmico di Lady Macbeth è esattamente la nostra (e figuriamo come il medico sconcertato sullo sfondo) quando ci viene mostrato un “logo pazzesco” fatto con ChatGPT o Midjourney.
Perché c’è un problema di fondo: l’AI non fa design, fa immagini. E quando prova a inserire del testo, letteralmente allucina. Crea lettere appartenenti a lingue aliene, fonde i font tra loro, aggiunge sfumature, ombre e dettagli microscopici che al primo tentativo di stampa su un biglietto da visita o su una maglietta si trasformeranno in una macchia incomprensibile.
Sembra bellissimo da lontano, ma appena lo guardi da vicino… l’incubo di Füssli prende vita.
Il design, quello vero, è l’esatto opposto di un’allucinazione generata a caso. È lucidità. È ordine, sintesi, strategia. È togliere il rumore per far emergere il senso (proprio come fa una postilla).


